Immobili di Lusso, cosa dice la cassazione

Agevolazioni prima casa, arriva dalla Cassazione una precisazione in merito alla definizione di abitazione di lusso.

Cosa dice la Cassazione

È con l’ordinanza del 4 novembre 2014, n. 23507 che la Corte di Cassazione si è espressa in merito alla nozione di abitazione di lusso rilevante ai fini della agevolazione prima casa in materia di imposta di registro e di imposte ipocatastali. Ne emerge che nel calcolo della superficie utile dell’immobile devono essere eliminate cantine, soffitte e superficie esterna perché condominiale. È quanto previsto, sottolinea la Corte, dal D.M. 2 agosto 1969.

Il caso da cui nasce la sentenza

La sentenza nasce dal rigetto del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate in merito a una controversia nato in seguito a un avviso di liquidazione delle ordinarie imposte di registro, ipotecaria e catastale, seguito alla revoca dei benefici fiscali “prima casa” perché l’immobile è stato considerato di lusso. La Corte di cassazione ha dato ragione alla Commissione Tributaria Regionale.

Cosa emerge dalla sentenza

Dalla sentenza della Corte di Cassazione è possibile trarre alcune conclusioni in merito all’argomento agevolazione “prima casa”. Prima di tutto è necessario che non si tratti di un bene “di lusso”, argomento a cui la partica guida on line guidafisco.it dedica approfondimenti di grande interesse, e che si ubicato nel Comune di residenza della parte acquirente (si rende comunque necessario l’impegno a trasferirvisi entro 18 mesi dall’acquisto). Nell’atto d’acquisto, inoltre, l’acquirente deve dichiarare di non essere titolare esclusivo dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa nel Comune ove è ubicato l’immobile per il quale si chiedono le agevolazioni prima casa. L’acquirente non deve nemmeno essere titolare (neanche pro quota o in regime di comunione legale) in tutta Italia del diritto di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà di altra casa d’abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa. Le dichiarazioni devono essere rilasciate dai coniugi se l’immobile deve ricadere in comunione legale.

Cosa rende un immobile “di lusso”?

I criteri per attribuire la definizione e la categoria “di lusso” a un immobile variano a seconda che lo stesso sia sottoposto a imposta di registro o a Iva. Nel primo caso, infatti, sono considerate “di lusso” le case appartenenti alle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici). Nel secondo caso, invece, sono definiti immobili “di lusso” quelli che rispondono alle caratteristiche stabilite dal Decreto Ministero Lavori Pubblici 2 agosto 1969, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969. Quindi, nel caso in cui la compravendita fosse soggetta a imposta di registro le agevolazioni saranno consentite solo per le abitazioni di tipo civile, quelle di tipo economico, le abitazioni di tipo popolare, quelle di tipo ultrapopolare, le abitazioni di tipo rurale e quelle in villini, le abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi. Nel caso in cui la compravendita fosse soggetta a Iva, non sarà possibile beneficiare delle agevolazioni in caso di abitazioni rispondenti alle caratteristiche stabilite dal D.M. 2 agosto 1969.